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domenica 23 settembre 2018

PENSIERI DELLA DOMENICA — il Blog di Libero Venturi

Libero Venturi

Libero Venturi è un pensionato del pubblico impiego, con trascorsi istituzionali, che non ha trovato niente di meglio che mettersi a scrivere anche lui, infoltendo la fitta schiera degli scrittori -o sedicenti tali- a scapito di quella, sparuta, dei lettori. Toscano, valderopiteco e pontederese, cerca in qualche modo, anche se inutilmente, di ingannare il cazzo di tempo che sembra non passare mai, ma alla fine manca, nonché la vita, gli altri e, in fondo, anche se stesso.

DIZIONARIO MINIMO: Giallo-verde

di Libero Venturi - domenica 20 maggio 2018 ore 08:00

Sta per essere varato un governo giallo-verde. Come per centro sinistra, ci vorrà il trattino o no? Si scriverà tutto attaccato? Si tratta, comunque, per il nostro Paese di un inedito, politico e cromatico. Eravamo infatti abituati ad un ben diverso cromatismo della politica. La bandiera rossa della sinistra, un po’ più rosa e sempre più erosa col passare degli anni. Il bianco fiore, simbol d’amore della balena bianca democristiana, in via d’estinzione. L’azzurro di Forza Italia che retrocede e della nazionale che non va ai mondiali. Il verde dei Verdi, usurpato dalla Lega. Per non parlare del deprecabile e, purtroppo, intramontabile nero di fascisti e neofascisti. Si parlava dei sindacati gialli e non in termini lusinghieri: erano quelli asserviti e corporativi, creati o controllati dai padroni. Sorsero negli Usa negli anni venti e furono poi dichiarati fuori legge. In Italia lo Statuto dei lavoratori all’articolo 17, quello è rimasto, li proibisce. Sennonché il giallo è subentrato, con forza elettorale e populista, come colore identificativo del Movimento 5 Stelle. Chissà perché: senz’altro in riferimento al colore delle stelle, così almeno ci appaiono le stelle nane. Ma forse anche perché un vero e proprio “giallo” è stato definito il loro programma politico, ritirato e ricomparso, dopo le vittoriose elezioni, rivisto e corretto in camera caritatis in edizione ammorbidita, un po’ più “governativa”. Con buona pace della via informatica alla democrazia diretta.

Facciamo però un ragionamento più preciso, giusto per chiarezza: rosso, giallo e blu sono colori primari. Mescolando il blu e il rosso esce il viola, per la gioia mia e di mio fratello, tifosi della Fiorentina e per l’ilarità nonché la commiserazione dell’altro fratello, “gobbo” juventino, vincitore di scudetti. Giallo e rosso insieme danno l’arancio, colore di buddisti e liste civiche locali e dal blu e dal giallo esce il verde, per gli ambientalisti e i leghisti. Invece giallo e verde, non essendo entrambi colori primari, mischiati insieme non danno un altro colore. Non producono una vera novità cromatica. A seconda di quanto giallo e quanto verde si mette, verrà fuori o un verdino più chiaro o un giallo tendente al verde: uno dei due colori cambia semplicemente gradazione.

La combinazione può dare un verde-giallo che è un colore ufficiale delle matite Crayola. La Crayola è una compagnia con sede a Forks Township, in Pennsylvania. Nata originariamente come società di fornitura di pigmenti industriali, è principalmente conosciuta per i suoi prodotti d'arte per uso domestico e scolastico: gessetti, pastelli, matite colorate, evidenziatori, vernici. È quella del Das. Produce anche una linea di giocattoli. Il verde-giallo è un colore particolarmente usato per gli evidenziatori.

Evidenziamo allora gli effetti politici collaterali relativi a questa unione cromatica, esaminando gli aspetti economici con cui, al di là del lodevole intento programmatico contenente anche punti condivisibili, si possono mantenere impegni e promesse. Da questo punto di vista, sommando e mescolando i programmi elettorali del Movimento 5 Stelle e della Lega, esce fuori un “Contratto di governo per il cambiamento” alquanto impegnativo. Secondo stime ottimiste complessivamente occorrerebbero circa 70 miliardi all’anno, secondo altre più di 100. Per tutte le misure sociali, fiscali e strategiche previste, la stima degli aumenti di spesa è di 78 miliardi, quella delle minori entrate è di 91; il disavanzo aumenterebbe quindi di 169 miliardi di euro, circa il 10% del PIL, secondo il bocconiano Roberto Perotti che ha pubblicato questi dati su Repubblica e, “sicuramente”, è di parte. Vediamo qualcosa in particolare.

La “Flat tax”, la tassa che farà piacere sopratutto ai ricchi, consiste in due aliquote fisse al 15% e al 20% per persone fisiche, partite IVA, imprese e famiglie, per le quali è prevista una deduzione fissa di 3.000 euro sulla base del reddito familiare. Il “Contratto” non lo dice, ma sembra ci vogliano 50/60 miliardi. Il congelamento dell’IVA, da tutti giustamente invocato, di miliardi ne richiede 12,4.

Il “reddito di cittadinanza”, 780 euro mensili con un limite di due anni, per cui sono stanziati 17 miliardi, slitta di fatto a dopo la riorganizzazione dei Centri per l’impiego, per cui si prevedono 2 miliardi. Per ora i giovani del Sud si attaccano, ma in caso di nuove elezioni resta una buona promessa.

Per il superamento della Fornero, sarebbero ipotizzati intanto 5 miliardi, ma ce ne vorrà almeno 16. Annunciata anche la “pensione di cittadinanza”, integrazione fino a 780 euro mensili per le pensioni minime: fabbisogno presunto 8 miliardi. Per tutto questo, secondo i calcoli dell’INPS, di miliardi alla fine ne occorreranno circa 26 all’anno, insomma intorno ai 130 miliardi in 5 anni. Basterebbe intendersi. Ma sono stime, “sicuramente” gonfiate dalla faziosa propaganda dei politici corrotti e inetti che ci hanno governato finora.

E con cosa si assicura la copertura finanziaria di tutto ciò? Con l’abolizione delle indennità e dei privilegi dei politici di cui sopra, da cui si saprà quanto mai si ricava. Ma forse con l’introduzione di una “patrimoniale”, paventa Berlusconi, recentemente riabilitato dalla “giustizia ad orologeria”. In realtà con la “pace fiscale”: un mega condono con presunti ricavi di 35 miliardi nel 2019 e 25 nel 2020. E, a seconda dei casi, Berlusconi forse “benevolmente” si asterrà. I Cinque Stelle e la Lega di Salvini, senza il resto della destra, non hanno una maggioranza così forte, dopotutto.

Poi, tra le altre cose, solo marginalmente, ma per sicurezza, ci correrà l’obbligo di espellere subito 500/600 mila clandestini per chissàddove. Si tratterà inoltre di rimettere in discussione unilateralmente impegni e parametri stabiliti con la Comunità Europea, mantenendo buoni rapporti con Putin. E, per caso, a sentire Grillo, ridiscutere mica anche l’euro? Bazzecole, quisquilie, pinzillacchere, avrebbe detto Totò. Infine non resta che una mera formalità, per puro scrupolo costituzionale: si tratta di individuare un leader “terzo”, come capo del Governo. Un garante nei confronti del Quirinale del programma. Anzi del “Contratto”, che intanto viene sottoposto al consenso dei gazebo del Carroccio e al vaglio informatico della “Piattaforma Rousseau” di Casaleggio. Una garanzia per il popolo e i cittadini. E, per eventuali, insorgenti controversie, un “Comitato di conciliazione”. Del resto, come dice Di Maio “si sta scrivendo la Storia”. Mica pizza e fichi!

A me giallo e verde fanno venire a mente la frittata di zucchine, anzi “zucchini” come diceva la mi’ nonna e come afferma anche l’autorevole Accademia della Crusca che, interrogata sull’argomento, dice “vince il maschile”, in questo caso. Chissà perché, forse è solo per lo zucchino. Comunque la frittata di zucchini sarà anche buona, a chi piace, ma rimane sempre una frittata. E di zucchini. Poca storia. Buona domenica e buona fortuna.

Pontedera, 20 Maggio 2018

Libero Venturi

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