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lunedì 09 dicembre 2019

Politica giovedì 24 dicembre 2015 ore 11:00

Rifiuti, i 5 Stelle contro l'Ato Costa

Per i cittadini secondo il Movimento "una Tari più salata e un servizio peggiore, ma non potranno nemmeno andare a lamentarsi dal sindaco"



ROSIGNANO MARITTIMO — "Non è facile riassumere la partita che si sta giocando in questi giorni, nei consigli comunali dell'ATO costa, e nel nostro Comune nel Consiglio Comunale del 22 dicembre". Dai consiglieri comunali del Movimenti 5 Stelle di Rosignano la volontà di spiegare ai cittadini "i motivi per i quali i prossimi anni non solo si ritroveranno una Tari più salata e un servizio peggiore, ma non potranno nemmeno andare a lamentarsi dal sindaco".

"Stabiliamo intanto un principio fondamentale - precisa in una nota la consigliera  Elisa Becherini - quello che determina l'importo più alto o più basso della tariffa è la proprietà di inceneritori e discariche. Confrontando i costi di gestori più o meno grandi è facile dimostrare che più si hanno inceneritori e discariche e più i costi di gestione sono salati". "A questo punto i nostri amministratori diranno che Reti Ambiente (il gestore unico che prenderà il posto di Rea) non possiede impianti ed è vero, infatti utilizzerà in convenzione quelli di Rea,nel frattempo diventata Rit per la gestione della discarica di Scapigliato - prosegue Becherini - Quindi non cambierà nulla rispetto a prima perché i cittadini pagheranno il servizio di raccolta fatto da Reti Ambiente nel quale confluirà Rea servizi, mentre il Polo impiantistico di Scapigliato rimarrà in gestione al Comune, che dovrà stipulare convenzioni di accesso".

"Esattamente lo stesso che hanno fatto altre partecipate dell' ATO Costa, mettere gli impianti in un'altra scatola vuota e non mandarla a gara - aggiunge - come al solito cambiare tutto perché non cambi nulla, e per fare questo ci hanno sempre raccontato che 'gli impianti servono' e che 'ogni ATO deve essere autosufficiente'; nello Sblocca Italia un comma facilita ulteriormente la circolazione di rifiuti non solo da un ATO all'altro, ma da una Regione all'altra, con il risultato che Regioni come la Lombardia (che ha appena approvato un atto di indirizzo dove ci si impegna a dismettere almeno 4 dei 13 inceneritori attivi) e l'Emilia Romagna (il cui governatore ha parlato pubblicamente di dismissione di parte degli inceneritori dal 2020) sconfessano i diktat governativi. Lo stesso Rossi ha manifestato pubblicamente il suo dissenso".

E i 5 Stelle si chiedono: "Ma allora se i Comuni guadagneranno dal bruciare e dal mettere la roba in discarica, esattamente come ora, che interesse avranno a diminuire i rifiuti e ad aumentare la quantità di materia recuperata? E cosa cambia alla fine rispetto a ora, a parte dover mantenere un carrozzone in più?"

"Noi in realtà sappiamo già cosa ci succederà al momento che avremo un gestore unico - afferma il consigliere comunale 5 Stelle  Francesco Serretti - infatti abbiamo l'esperienza dell' ATO sud che già da due anni è finito in questo cappio dal quale adesso molti Comuni stanno faticosamente cercando di liberarsi". Serretti elenca poi i fattori che accomunano i due ATO: "illegittimità della tariffa d'ambito, per cui tutti i Comuni virtuosi o meno si troveranno a dover pagare la stessa cifra indipendentemente dalla quantità e qualità dei rifiuti prodotti, contravvenendo ai principi comunitari recepiti nell' art. 179 del codice ambientale"; "ripartizione delle quote sbilanciata verso i Comuni sede di impianto: in realtà gli impianti dovrebbero poter essere usati solo su richiesta dai singoli Comuni e in base alle loro effettive necessità, il criterio di ripartizione delle quote avrebbe semmai dovuto essere premiale nei confronti dei Comuni che producono meno rifiuti e che hanno attuato politiche di prevenzione e di gestione sostenibile"; "eterodirezione del gestore nei confronti dell' ATO: già oggi i Comuni non hanno a disposizione alcuno strumento per contestare o quantomeno verificare i dati forniti dal gestore; quando poi il gestore sarà uno solo e, di fatto, potrà fabbricare dal nulla i dati relativi alla produzione e gestione dei rifiuti per 4 province vi potete immaginare quale sarà il rapporto di forza fra ATO e Gestore Unico".

"Non è vero infine che 'più grande costa meno' - conclude il consigliere Mario Settino - infatti in ATO sud la presenza del gestore unico si è presto rivelata un ulteriore livello di dirigenti da mantenere che poi non fa altro che spezzettare il territorio fra i vecchi ex gestori che a loro volta ricostituiscono la rete di cooperative in subappalto". "L'allungamento della filiera si traduce in un aumento dei costi o, nel migliore dei casi, in un peggioramento del servizio a parità di costo - secondo Serretti -  I Comuni che gestiscono 'in house' e che non sono proprietari di impianti ma li utilizzano solo in base alle loro effettive necessità, sono quelli dove si spende meno".



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