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Spettacoli mercoledì 07 dicembre 2016 ore 07:00

L'Italia di domani nella fantascienza teatrale

Marco Paolini

Il narratore veneto Marco Paolini sarà al Teatro Solvay con il suo ultimo lavoro per raccontare la rivoluzione tecnologica



ROSIGNANO M.MO — Marco Paolini è ospite del Teatro Solvay giovedì 8 dicembre alle 21,15 con il suo ultimo lavoro Numero primo: studio per un nuovo Album. Il grande narratore veneto torna sul territorio dove ha realizzato alcuni dei suoi importanti lavori con un album che riprende il filo di un racconto autobiografico iniziato con Adriatico e altre celebri storie ritrovando la figura di Nicola, protagonista degli album storici e testimone delle trasformazioni dell’Italia degli ultimi trent’anni.

“Per alcuni gli album sono un racconto generazionale, uno sguardo ironico girato all’indietro, io stavolta vorrei cambiare registro - spiega l’artista - ho un’età in cui non sento il bisogno di guardare indietro, preferisco sforzarmi d'immaginare il futuro, così farò un album con nuovi personaggi.

Parlerò della mia generazione alle prese con una pervasiva rivoluzione tecnologica. Parlerò dell'attrazione e della diffidenza verso di essa, del riaffiorare del lavoro manuale come resistenza al digitale. Parlerò di biologia e altri linguaggi, ma lo farò seguendo il filo di una storia più lunga che forse racconterò a puntate come ho fatto con i primi Album”.

Così Paolini, nel testo scritto a quattro mani con Gianfranco Bettin, delinea un futuro probabile negli anni Venti del nostro secolo, un’Italia sempre più multietnica e digitale, una provincia genuina e quasi mitica dove l’artista affonda le radici, piena di personaggi surreali e di concreta umanità.

Solo in scena, racconta la storia di un singolare rapporto padre-figlio, tra un fotografo di guerra freelance, Ettore Achille - di epica memoria - e un bambino affidatogli da una donna siriana malata terminale, Nicola, di soprannome Numero Primo.

L’uomo e il piccolo di cinque anni si avventurano in un’Italia post tecnologica, dove a scuola imperversano le app e le vie delle città “pullulano di razze e razzismi”. Secondo la definizione dell’artista “Numero Primo è un esperimento di “fantascienza narrata a teatro”, una storia che racconta di un futuro probabile fatto di cose, di bestie e di umani rimescolati insieme come si fa con le carte prima di giocare”.

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