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Attualità Lunedì 02 Marzo 2026 ore 12:30

Falso made in Italy, appello ai sindaci

Palazzo municipale di Portoferraio

Coldiretti chiede ai sindaci di approvare un ordine del giorno per la modifica del Codice doganale. Portoferraio è stato il primo a deliberare



PROVINCIA DI LIVORNO — Falso made in Italy e modifica del Codice doganale. Il Comune di Portoferraio è stato il primo a deliberare. Con l'approvazione di una mozione comuni possono fare pressione su Governo affinché si attivi nei confronti Commissione Europea, come spiega Coldiretti in una nota.

"Stop alla “magia” del grano canadese trattato con glifosate, del pomodoro cinese, della cagliata ucraina, della coscia di suino e del petto di pollo sudamericano che, con una minima lavorazione nel nostro Paese, finiscono sugli scaffali come pasta, passata, formaggi, prosciutti, bocconcini Made in Italy", prosegue Coldiretti.

Coldiretti Livorno chiama all’appello le amministrazioni della provincia a sostegno di quella che è, per agricoltori e consumatori, la madre di tutte le battaglie: modificare la disciplina del Codice Doganale dell'Unione, in particolare l’articolo 60, che consente di attribuire l’origine di un prodotto al Paese dell’ultima lavorazione sostanziale, anche quando la materia prima agricola proviene dall’estero. Un vero e proprio inganno che danneggia gli agricoltori, costretti a subire la concorrenza sleale, ed i consumatori convinti di acquistare prodotti italiani quando non è cosi.

La richiesta, firmata dal presidente provinciale Simone Ferri Graziani, invita sindaci e amministratori ad approvare un apposito ordine del giorno nei rispettivi consigli comunali per sollecitare Governo e Parlamento ad aprire in Europa un confronto non più rinviabile sulla revisione delle norme sull’origine.

“Un pezzo importante della competitività delle imprese agricole e del contrasto alla concorrenza sleale che affossa la dignità dei nostri agricoltori passa da qui – spiega il presidente di Coldiretti Livorno –. È il momento di garantire piena trasparenza sul cibo che finisce sulle nostre tavole. Questa è l’occasione per cambiare regole che fino ad oggi hanno penalizzato gli agricoltori e favorito industrie e trasformatori che sfruttano il potere evocativo del Made in Italy, generando confusione nei consumatori per mero ritorno economico”.

Secondo le attuali disposizioni contenute nel regolamento (UE) n. 952/2013, l’origine di un prodotto è determinata dal Paese in cui è stato interamente ottenuto oppure da quello in cui è avvenuta l’ultima lavorazione o trasformazione sostanziale, sufficiente a modificarne natura o valore economico (criterio dell’origine non preferenziale). 

E’ sufficiente, per esempio, l’aggiunta di un po’ di sale su una coscia di prosciutto tedesco per poterlo spacciare come tricolore o l’impanatura di petti di pollo arrivati da oltreoceano per meritarsi il tricolore.

“Modificare questa norma – conclude Castelli – significa tutelare il vero Made in Italy, difendere il patrimonio agroalimentare nazionale, proteggere i produttori locali e garantire trasparenza ai consumatori. Ringraziamo fin da ora le amministrazioni che sceglieranno di essere al nostro fianco in questa battaglia a tutela delle imprese e della salute dei cittadini”.


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