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domenica 21 luglio 2019

Cronaca giovedì 04 luglio 2019 ore 11:16

Maxi confisca di beni, Cassazione conferma

Valore complessivo 4 milioni di euro: oltre 20 immobili e alcuni terreni riconducibili al pluripregiudicato Michelangelo Fedele



CASTAGNETO CARDUCCI — La Corte di Cassazione si è pronunciata confermando e rendendo definitivi i provvedimenti di applicazione della misura di prevenzione personale a carattere patrimoniale e di confisca dei beni immobili già sequestrati dalla Guardia di Finanza di Livorno nel maggio 2016 nei confronti di Michelangelo Fedele, noto pluripregiudicato locale originario di Rizziconi (RC), radicato dagli anni ’70 nel comune di Castagneto Carducci e ritenuto collegato in passato a un’associazione di tipo mafioso originaria della provincia di Reggio Calabria (clan “Piromalli” della ‘ndrangheta).

Con questa sentenza della Cassazione è giunto a conclusione il lavoro investigativo condotto, sotto la direzione del Procuratore capo della Repubblica di Livorno, dott. Ettore Squillace Greco, dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza e dal Reparto Operativo del Comando Provinciale Carabinieri di Livorno.

Le indagini hanno percorso la storia di Michelangelo Fedele, che aveva riportato condanne definitive a partire dagli anni ’60 per porto abusivo e detenzione illegale di armi, sequestro di persona, estorsione, ricettazione e lesioni personali. Più volte arrestato e indagato in numerosi procedimenti, sia in Italia che nella Repubblica di San Marino (per associazione a delinquere, usura, truffa, ricettazione, riciclaggio, violazione di domicilio, minaccia, lesioni personali, molestia e disturbo alle persone), è stato da ultimo condannato dal Tribunale di Livorno (il 12 aprile 2018) a 12 anni di reclusione per usura.

"Le risultanze delle indagini penali - hanno spiegato i carabinieri -, avviate dai Sostituti della Procura livornese, l’ampia disponibilità finanziaria e patrimoniale accertata dalla Guardia di Finanza, le frequentazioni sospette con individui connotati da gravi pregiudizi penali verificate dai Carabinieri, sono stati la base sulla quale il Tribunale di Livorno ha ricondotto il Fedele nella categoria dei 'soggetti socialmente pericolosi per la sicurezza pubblica ai sensi della normativa antimafia', ritenendolo persona abitualmente dedita a traffici delittuosi e che vive in larga parte con i proventi delle attività illecite".

Gli accertamenti economico-finanziari hanno riguardato, oltre a Michelangelo Fedele, anche la posizione della coniuge e dei loro tre figli. Dagli accertamenti svolti, infatti, è stato riscontrato che le unità immobiliari sottoposte a sequestro e a confisca sono state formalmente intestate anche alla moglie e, in quote, anche a uno o più figli della coppia.

Il provvedimento era stato emesso dal Tribunale di Livorno nella primavera del 2016. Accogliendo la proposta di applicazione di misure di prevenzione personali e patrimoniali presentata dal Pubblico Ministero, erano state sequestrate 29 unità immobiliari, il cui valore (OMI) complessivo si aggirava intorno ai 4 milioni di euro.

Le proprietà sono costituite da 13 appartamenti, 6 terreni, 5 autorimesse e 5 fabbricati di vario tipo, ubicate 14 a Castagneto Carducci, 4 a San Vincenzo, 6 a Cecina e 5 a Campiglia Marittima.

Fedele e i suoi congiunti hanno dapprima impugnato il provvedimento innanzi alla Corte d’Appello di Firenze che, con decreto del settembre 2017, confermava la decisione dei Giudici livornesi e poi presentato ricorso alla Corte di Cassazione che, dopo l’udienza camerale del 3 aprile 2019, ha rigettato le doglianze dei ricorrenti, condannandoli al pagamento delle spese processuali.

Ora l’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati, organo affidatario della gestione degli immobili, potrà disporne alla luce della definitiva sottrazione al patrimonio della criminalità economica.



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