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domenica 21 gennaio 2018

Attualità martedì 26 dicembre 2017 ore 14:00

"Il no all'ampliamento divenga definitivo"

Discarica di Scapigliato, per il Pci "un primo passo è stato fatto", adesso è il momento di "tenere alta la pressione democratica e la mobilitazione"



ROSIGNANO MARITTIMO — La sezione della Valdicecina del Partito comunista italiano è intervenuta sulla vicenda della discarica di Scapigliato: “Il no all’ampliamento divenga definitivo - hanno auspicato dal Pci - Ora tenere alta la pressione democratica e la mobilitazione. Attenzione a camuffamenti e retromarce. Tornino a decidere tutte le comunità. La sfida è il governo sostenibile e la bonifica del sito assumendo il principio del limite. La salute, il paesaggio, il nostro futuro e quello dei nostri figli non sono in vendita".

"La Conferenza dei Servizi tenutasi lo scorso 20 dicembre in Regione ha annunciato un preavviso di diniego circa il Progetto di ampliamento del sito di Scapigliato presentato da Rea, evidenziando come tale ipotesi non sia coerente col Piano regionale dei rifiuti"

"Una buona notizia che dà ragione alle osservazioni critiche e alle riserve di fondo che come comunisti abbiamo da sempre pubblicamente espresso. Tutto questo mentre in questi mesi, altri minimizzavano l’accrescersi del peso e del rischio ambientale, nel caso lasciando intuire uno scambio tra difesa del territorio e della salute, e possibili vantaggi e ritorni economici per alcune categorie. Un’ipotesi socialmente pericolosa e politicamente inaccettabile". 

"Oggi siamo dinanzi ad un primo passo. Uno, ma significativo. E’ necessario coglierlo per riaprire la partita costruendo la massima unità democratica perché a partire dalle legittime preoccupazioni delle popolazioni, il “no” all’ampliamento diventi certo e definitivo, si sposti in avanti il dibattito, aumenti il peso reale di tutte le comunità interessate; in primis quelle delle colline pisane che hanno in questi ultimi 35 anni hanno subito il maggiore impatto, rischio e disagio. Abbiamo sempre detto che non sarebbe stato il tumulto ma la pressione democratica accompagnata alla capacità di mettere in campo una proposta alternativa seria e sostenibile, ad impedire un ulteriore sfregio ambientale e sociale. Continuiamo a pensarlo. Su questo chiediamo l’impegno di tutti i soggetti che si sono sin qui opposti al Progetto Rea". 

"Guai, infatti, se l’ampliamento risultasse oggi impedito solo sulla scorta dello sconcerto e della giusta indignazione legata all’intervento della magistratura in merito alle azioni malavitose che stanno affiorando! Sarebbe il fallimento della “buona politica”, la certificazione dell’impotenza della partecipazione popolare e di un effettivo controllo democratico in cui il Pci crede invece con forza. Bisogna voltare pagina, tenere alta l’attenzione, evitare che ripensamenti e camuffamenti -nel caso a fronte di un ridimensionato Progetto- reintroducano l’ipotesi dell’espansione dell’area del sito". 

"Per il PCI ora è necessario: 
1. Che il Progetto Rea venga ritirato

2. Che la Regione Toscana, per quanto di sua competenza, riconosca con propria iniziativa di legge pari potestà di decisione in merito al sito in capo a tutte le comunità interessate. Potestà che devono essere di bacino e non di un solo Comune. 

3. Che si riconvochi un nuovo tavolo di discussione sul futuro del sito a cui chiamare le istituzioni locali, le forze politiche, sociali e civili (compresi i Comitati), le categorie produttive del territorio. 

4. Che Scapigliato non sia abbandonato (uno dei tanti luoghi comuni ed accuse mosse da chi voleva a tutti i costi l’ampliamento), ma governato più democraticamente e con trasparenza, avviando un serio processo di assestamento e bonifica. Il tutto, continuando responsabilmente a dare risposte commisurate alle esigenze del comprensorio (suo profilo originale). 

5. Bisogna accelerare con forza sul terreno della raccolta differenziata sostenendola con incentivi fiscali

6. Evitando ampliamenti, è necessario finalizzare studi e competenze al riutilizzo delle aree più antiche e consolidate del sito e al massimo riuso del rifiuto, sulla base di un progetto che punti alla riduzione del rischio e del danno per la terra, l’acqua, la fauna e le persone. 

Altro che promesse di compensazione economiche ad alcune categorie e alle comunità! Bisogna assumere il principio del limite ambientale e della finitezza delle risorse, in assenza di cui si operano disastri . La salute, il paesaggio, il principio di sostenibilità, il nostro futuro e quello dei nostri figli non sono in vendita!".



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