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Lavoro Venerdì 17 Aprile 2026 ore 12:22

Sull'apicoltura toscana pesa il caro carburante

Con Cia Etruria lancia l'allarme l’apicoltura Dr. Pescia con i suoi oltre 50 anni di esperienza e il più alto numero di alveari di tutta la Toscana



ROSIGNANO MARITTIMO — E’ decisamente più amaro che dolce questo periodo storico per i produttori di miele. A lanciare l’SOS sono gli stessi apicoltori che denunciano una situazione portata al limite dagli esosi rincari del carburante e dal fatto di essere stati esclusi da misure che avrebbero potuto portare al settore un po' di ossigeno. E d’altro canto aumentare i costi al consumatore non è sempre vantaggioso.

Lo sa bene l’apicoltura Dr. Pescia, il laboratorio si trova a Rosignano, che con i suoi oltre 50 anni di esperienza, il più alto numero di alveari di tutta la Toscana e le 10 varietà di miele prodotte, da tempo è riuscita ad imporsi nel mercato come una delle realtà più importanti di questo comparto agricolo. Ciononostante, il titolare Paolo Pescia parla di una situazione preoccupante.

“La nostra è un’attività ad altissimo rischio imprenditoriale - ha spiegato - tanto che ogni anno per noi è sempre una sfida, in quanto dipendiamo totalmente dall’andamento stagionale. Il punto però è che per un’azienda come la mia è necessario praticare il nomadismo, altrimenti sarebbe impossibile produrre tutte le qualità che i clienti ci chiedono, ma ora che i costi di carburante sono schizzati alle stelle ci troviamo in seria difficoltà. - ha evidenziato - In questi giorni iniziamo a spostare gli alveari sulla montagna pistoiese e sulla Garfagnana per fare la fioritura dell’acacia e se prima lil gasolio si aggirava intorno a 1 euro e 60 ora è salito a 2 euro e mezzo. Purtroppo non possiamo usufruire del gasolio agricolo poiché per spostare le api utilizziamo gli autocarri, non i mezzi agricoli. Speravamo che ci venisse concesso il credito d’imposta per i mesi di Marzo e Aprile, cosa che invece sembra essere saltata. Tantomeno - ha proseguito - possiamo pensare di aumentare i prezzi dei nostri vasetti perché la concorrenza dall’estero è spietata e finiremmo con lo spingere il consumatore a rivolgersi a quei tipi di miele".

“E’ inaccettabile assistere ad una simile situazione - ha sottolineato Cinzia Pagni, presidente Cia Etruria - ricordiamo che quello dell’apicoltura è un settore importantissimo, non solo per ciò che produce ma anche perché necessario a garantire l’equilibrio dell’intero ecosistema e della vita umana, contribuendo all’impollinazione di circa il 75% delle colture alimentari”.


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