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Attualità lunedì 01 dicembre 2014 ore 18:20

Un sacco di plastica nello stomaco del capodoglio

Tra le analisi sulla carcassa, anche indagini ecotossicologiche sui contaminanti ambientali; avvistato in acque francesi un altro esemplare morto



ROSIGNANO MARITTIMO — Quello spiaggiato il 18 novembre a Castiglioncello è il decimo capodoglio registrato in Italia in tre mesi, ma le autorità francesi hanno segnalato, pochi giorni fa, la carcassa di un nuovo esemplare entrato nelle acque italiane.

IL CETACEO. Come spiega l'Arpat, infatti, la mareggiata in corso ha portato all’interno della baia del Quercetano, nel Comune di Castagneto Carducci,  un esemplare morto di capodoglio (Physeter macrocephalus), il secondo cetaceo più grande, dopo la balenottera comune, che vive nei nostri mari. A differenza della balenottera, che è un mammifero marino filtratore (misticete), si tratta di un grande cetaceo con i denti (odontocete, per gli addetti ai lavori), pochi grossi denti di forma conica che si trovano solo sulla mandibola inferiore.intervento di campionamento dei tecniciparticolare della mandibola inferiore con i denti. Si tratta di un maschio adulto di 9,20m di lunghezza e del peso stimato di 5-6 tonnellate, era morto da circa 10 giorni e aveva infatti la cute macerata, che aveva assunto una colorazione biancastra, la mandibola e diverse costole rotte, forse a causa del ripetuto sbattere contro gli scogli durante la mareggiata. 

IL RECUPERO. Oltre all’intervento di tutte le istituzioni coinvolte, Comune di Rosignano Marittimo, Capitaneria di Porto con l’Ufficio Locale Marittimo di Castigliocello, CASM, Azienda USL Livorno - zona bassa Val di Cecina, che hanno da subito dovuto affrontare il gravoso e complesso problema della rimozione e dello smaltimento di una carcassa di tale mole, è stato necessario l’intervento dei tecnici di ARPAT, dell’Università di Siena e dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana-sezione di Pisa che hanno, invece, svolto campionamenti ed accertamenti per indagare le cause di morte e comunque per approfondire aspetti dell’anatomia e fisiologia di questi animali ancora poco conosciuti.

LO STUDIO. In generale gli organi apparivano in decomposizione ma conservavano ancora la loro morfologia. Nella cavità addominale, all’interno dello stomaco, è stata rilevata la presenza di un grosso ammasso di plastica nera e di un grandissimo numero (stimato in più di 1000) di becchi di cefalopodi (in genere calamari). Malgrado la grande quantità di corpo estraneo nello stomaco (plastica, appunto) non sembrava ci fosse ostruzione o altro materiale alimentare non digerito. Non è stata nemmeno rilevata la presenza di parassiti tipo Anisakis. I becchi saranno analizzati in dettaglio dai biologi di ARPAT per stabilire le specie ingerite ed il loro numero per ricostruire la biomassa di cibo predato.becchi di cefalopodi contenuti nello stomacogrosso ammasso di plastica.
Sulle feci presenti nell’intestino sono in corso esami batteriologici, virologici e parassitologici. Si è tentata inoltre una parziale apertura del torace e del cranio che ha permesso il prelievo di un campione di polmone ed uno di cervello. Benché questi organi apparissero in avanzata decomposizione, verranno comunque eseguiti gli esami virologici specifici soprattutto per la ricerca di morbillivirus che saranno eseguiti, insieme alle altre analisi, dai veterinari dell’IZSLT. Sui campioni di grasso, muscolo, fegato, rene saranno anche condotte indagini ecotossicologiche sui contaminanti ambientali sulle quali ormai l’Università di Siena può vantare una grande esperienza.

UN ALTRA CARCASSA.  Dopo un paio di giorni dal 18 novembre, la Rete toscana di recupero di animali spiaggiati, che fa capo all’Osservatorio Toscano Cetacei - OTC - della Regione Toscana, è stata allertata con una nuova segnalazione dell’avvistamento in mare di un’altra carcassa di un capodoglio maschio. La segnalazione proviene dalle autorità francesi ma l’esemplare è appena entrato in acque italiane e, in considerazione dell'andamento generale delle correnti nella zona, è possibile che la carcassa venga spinta verso Genova, per poi girare verso ponente; il suo spiaggiamento potrebbe quindi interessare le coste liguri o toscane.

I dati storici registrati in Toscana nel periodo 1986-2014 riportano solo 6 ritrovamenti di capodogli lungo le nostre coste: 4 nel 1988, 2 nel 2008 ed uno quest’anno.

Fonte: Arpat


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