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Attualità giovedì 27 luglio 2017 ore 13:15

I Comuni contro la pirateria alimentare

La amministrazioni di Riparbella, Lajatico e Orciano hanno aderito alla delibera di Coldiretti #StopCeta contraria all'accordo tra Europa e Canada



RIPARBELLA — Sono già decine i comuni della provincia di Pisa e di Livorno che hanno dichiarato la disponibilità a sostenere la mobilitazione Coldiretti #StopCeta, per dire no all’accordo commerciale tra Unione Europea e Canada che rischia di minare il sistema agroalimentare locale dando il via libera alla pirateria alimentare

Tra le amministrazioni che hanno già aderito alla delibera di Coldiretti, vi sono i comuni di Orciano Pisano, Lajatico e Riparbella, molti altri sono in procinto di deliberare, altri ancora non hanno manifestato ufficialmente alcun orientamento. “Si sta creando un fronte compatto e trasversale tra i sindaci e gli amministratori della provincia – spiega il direttore di Coldiretti Pisa-Livorno, Aniello Ascolese – a sostegno della nostra richiesta di esprimere contrarietà, con una delibera di giunta o di consiglio, alla ratifica dell’accordo Ceta. I comuni che hanno deliberato, o lo faranno nei prossimi consigli, hanno compreso i rischi di questo trattato che mette a repentaglio le tipicità locali, dando il via libera a contraffazioni e inganni per i consumatori”.

Nel gioco commerciale delle imitazioni e dei falsi prodotti identitari sono a rischio 13 Dop e 12 Igp regionali tra cui la Chianina- Vitellone bianco dell’Appennino centrale IGP, il pane Toscano DOP, il pecorino delle Balze volterrane DOP, l’olio Toscano IGP, il Chianti classico DOP, la Finocchiona IGP; tutte produzioni a rischio “tarocco” oltreoceano senza alcuna tutela per imprenditori e consumatori. “La mancata adesione alla delibera #StopCETA – conclude Ascolese – soprattutto per aree vocate all’agricoltura come la Val di Cornia e la Val di Cecina, ci lascia perplessi perché significa dare il via libera ad accordi che vanno nel segno della mancata trasparenza, della scarsa qualità e della penalizzazione del nostro sistema agricolo che ha bisogno di essere tutelato e garantito. Il Ceta rischia di fare da apripista, in futuro, ad altri accordi commerciali dello stesso modello, mettendo a repentaglio l’economia di interi territori che cercano di affermare sul mercato i propri prodotti di qualità”. 


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