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Lavoro domenica 29 novembre 2020 ore 13:43

Appello di Cna in vista della zona arancione

Si chiede lo stop ad assembramenti e a spostamenti non connessi ad esigenze e acquisti. In più una campagna per la riapertura di estetiste e tatuatori



CECINA — “L’auspicato passaggio alla zona arancione annunciato dal presidente Giani – queste le parole del coordinatore Cna per la Bassa Valdicecina, Paolo Garzelli – vorrebbe anzitutto dire che la situazione pandemica sta migliorando, e questo è essenziale; ma proprio per questa ragione, per scongiurare una nuova ondata ed un nuovo passaggio alla rossa è indispensabile che, decretata ufficialmente la zona arancione, i sindaci della Bassa Val di Cecina, vietino subito le “giratine”, chiudano tutte le zone di passeggio e, con l’ausilio delle forze dell’ordine, vigilino davvero per evitare gli assembramenti". 

Per Garzelli, una volta che la Toscana sarà zona arancione, "almeno per le festività", devono essere permessi solo gli spostamenti connessi alle necessità di salute, scuola, lavoro ed agli acquisti

"Siamo coscienti di chiedere ai sindaci una decisione impopolare - ha argomentato il responsabile Cna -, ma riteniamo il “lockdown della socialità” sia l’unico modo per salvare oltre che la salute anche le imprese. Il periodo di zona rossa in cui siamo ancora e dal quale speriamo davvero di poter uscire, ha fortemente segnato l’economia di tantissime imprese della zona, ed i ristori non sono che acqua fresca per le loro casse. Ben venga qualsiasi agevolazione sia stata fatta dai comuni a livello tributario e di contributi (e chiediamo che tutte facciano il più possibile in tal senso), ma niente può essere determinante come la ripresa del lavoro. Non vorremmo che si ripetessero le scene di incoscienti assembramenti su cui nessuno è intervenuto". 

"Tutti avremmo voglia di libertà e di uscire, e soprattutto di liberarci dal virus – ha concluso Garzelli - ma non possiamo permetterci per nessun motivo di ripiombare in zona rossa con le limitazioni che questo sta comportando: pensiamo all’inspiegabile impossibilità di recarsi dall’artigiano di fiducia che ha sede nel comune accanto, come se fosse la geografia a veicolare il virus e non la scarsa attenzione alle misure di prevenzione, norme che invece vengono rispettate nelle imprese e su cui hanno investito (dal 18 novembre abbiamo scritto su questo al prefetto, senza aver ancora avuto risposta); si pensi all’altrettanto inspiegabile chiusura dei centri estetici e di tatuaggio, attività in cui sembra di entrare in una clinica per l’attenzione da sempre avuta all’igiene, e adesso ancor di più, non solo per i clienti ma anche per la salute degli operatori". 

Proprio su questo punto Cna ha lanciato la campagna social e media con i seguenti hashtag: #esteticasicura, #tatuatorisicuri e #perchèchiusiinrossa?”.

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