Attualità

A lezione di legalità nel segno di Falcone

I resti dell'auto scorta Quarto Savoia 15 a Rosignano Solvay per testimoniare la strage di quasi 34 anni fa

Un grido è risuonato nel teatro, gremito di ragazzi e ragazze di alcune classi quinte della primaria e dell’Istituto superiore Mattei di Rosignano. “L’amore è donare agli altri. Antonio ha fatto il suo dovere fino in fondo, non ha mai fatto un passo indietro. Era un poliziotto. Era orgoglioso. Era motivato. Era il caposcorta di Giovanni Falcone, un uomo che stimava e in onore del quale ha voluto chiamare il nostro secondo figlio. Il suo sacrificio è servito ai palermitani a prendere coscienza della mafia, a non girarsi più dall’altra parte. E oggi abbiamo ancora più bisogno di persone come lui, come mio marito. Voi siete il futuro e dovete decidere da che parte stare”. 

I ragazzi, gli insegnanti, le autorità presenti nella sala del Teatro Solvay di Rosignano si sono alzati tutti in piedi, per la seconda volta, ad applaudire l’appassionato discorso di Tina Montinaro, la vedova di Antonio Montinaro che arrivò a Palermo da una questura del Nord Italia quando aveva 24 anni. “Io sono napoletana - ha raccontato Tina - lo conobbi a Palermo dove abitavo. Ci innamorammo e ci sposammo subito. Nell’87 nacque il nostro primo figlio, nel ’90 il secondo, Giovanni, come il suo magistrato”.

Era il 23 Maggio del 1992, Giovanni Falcone con la moglie Candida Morvillo era arrivato a Palermo da Roma. Montinaro aveva fatto il cambio del turno per andare in aeroporto a Punta Raisi per ricevere il magistrato, una persona che stimava sopra ogni cosa. “La mattina Antonio aveva giocato con i bambini, poi disse che andava a pranzare in caserma. Erano le 16,30 quando suonò il telefono - ha raccontato Tina - una mia amica mi chiese dov’era Antonio. Lui non voleva che per telefono dicessi dove stava, per motivi di sicurezza. Per questo risposti: è fuori con i bambini. L’amica esclamò: meno male, perché c’è stato un attentato a Giovanni Falcone. Buttai giù e chiamai la questura. Sappiamo che è successo un macello, mi dissero. La mafia aveva esagerato, aveva usato 500 chilogrammi di tritolo che fecero saltare l’autostrada. Ma il criminale Brusca sbagliò i tempi per far esplodere l’ordigno, non sapeva che la macchina di Falcone aveva rallentato. Fu presa in pieno dall’esplosione quella della scorta che precedeva l’altra vettura. La Croma venne sbalzata per 300 metri dall’altra parte dell’autostrada, era la vettura quella sulla quale si trovavano Antonio con gli altri due agenti della scorta, Vito Schifani e Rocco Dicilio”.

I resti di quell’auto, deposti in una teca in vetro e ferro, nella mattinata di martedì 17 Marzo 2026 sono arrivati a Rosignano Solvay, in piazza del teatro, presente anche il questore dottoressa Stellino. Quarto Savona 15, nome in codice della vettura della scorta formata da personale della Polizia di Stato, è oggi testimone della strage di quasi 34 anni fa. Gira l’Italia per raccontare cos’è la criminalità e qual è la strada da percorrere per la legalità

Nella locandina che annuncia le tappe della teca, c’è anche scritto “Dal sangue versato al sangue donato”. Quello versato è degli agenti, ma non solo loro, che sono morti per mano della mafia e della criminalità organizzata. Mentre il sangue donato è quello che serve per salvare altre vite. Infatti Quarto Savona 15 viaggia con DonatoriNati, associazione donatori volontari - Polizia di Stato e Vigli del Fuoco, per sensibilizzare tutti, a partire dagli studenti che sono il nostro futuro, a donare il sangue che serve per salvare altre vite. 

“Mentre noi siamo qui per parlare di legalità e donazioni - ha sottolineato lo speaker Pier Luciano Mennonna (Polizia di Stato) - alcuni colleghi sono al centro trasfusionale di Cecina a donare il loro sangue”.

Dopo aver scoperto nel piazzale la teca con i resti dell’auto della scorta di Falcone, la marea di studenti e studentesse, con tutte le autorità presenti, si è spostata nella sala del teatro per una mattinata di confronto e sensibilizzazione. Tra gli interventi quello del sindaco di Rosignano Claudio Marabotti, del prefetto di Livorno Giancarlo Dionisi, Maurizio Agnello procuratore capo della Repubblica a Livorno, presenti anche molte autorità fra cui la vicepresidente della Giunta regionale Mia Diop, il senatore Potenti, il consigliere regionale Alessandro Franchi, gli assessori della giunta comunale, la comandante della Polizia locale Annalisa Maritan, il direttore generale di Castagneto Banca 1910 Fabrizio Mannari, Stefano Filucchi ex esponente della Polizia di Stato che ha collaborato all’organizzazione della mattinata.