Il Comune di Rosignano Marittimo sta per diventare uno dei luoghi custodi degli alberi sopravvissuti alle esplosioni della bombe atomiche, nell’estate del 1945, sganciate dagli americani su Hiroshima e Nagasaki. Questi alberi, di varie specie, tutte elencate in uno speciale data base, hanno continuato a vivere e i loro semi hanno generato altre piante che sono diventate testimoni di pace. Una di queste arriverà a breve anche a Rosignano.
Queste piante sono dette hibakujumoku, una parola giapponese composta da “hibaku” che significa “bombardato, esposto a radiazione nucleare” e “jumoku”, cioè “albero” o “bosco”.
Il percorso per diventare custodi di un albero della pace è stato avviato alcuni mesi fa, nel corso del 2025, dall’assessora Susanna Masoni che fra le sue deleghe ha anche quella al verde pubblico. Nel rivolgersi all’Associazione Alberi per la pace che cura gli l’assegnazione in Italia di questi hibakujumoku, Masoni indicò - nell’atto della candidatura del nostro Comune - che l’alberello sarebbe stato collocato nel Parco della Pace di Rosignano Solvay.
La pianta (un Bagolaro) sarà disponibile nei primi giorni di Febbraio e sarà consegnata all’assessora Masoni dalla referente dell’Associazione che sarà a Cecina per organizzare la Marcia Mondiale della Pace. In questa fase, insieme all’agronomo comunale dottor Carbone, l’assessora sta lavorando per valutare la predisposizione di una apposita recinzione o protezione attorno al luogo dove sarà posizionato l’alberello.
Questa messa a dimora ha un importante significato, perché è un monito contro la tragedia delle guerre e al tempo stesso un germe di speranza per il futuro. Perché come questi alberi distrutti dall’esplosione dell’atomica hanno avuto la forza di rigenerarsi, partendo dalle radici, anche la pace deve rigenerarsi grazie alle donne e agli uomini che credono nella convivenza pacifica dei popoli.
L’albero hibakujumoku che nel 1945 si trovava più vicino al punto di esplosione dell’atomica sganciata su Hiroshima era un salice piangente. Questo albero è in vita ormai da ottant’anni. E insieme a questo ce ne sono molti altri. Nel data base sono state indicate 160 piante di 30 diverse specie. I botanici hanno lavorato sulle piante che si sono rigenerate a partire da una distanza di circa 700 metri dall’epicentro dell’esplosione.