I Distretti rurali chiedono una Consulta realmente rappresentativa dei sistemi territoriali e un coinvolgimento stabile nella programmazione regionale, riconoscendo il ruolo dei territori organizzati e delle esperienze di governance che negli ultimi anni hanno contribuito alla progettazione integrata e allo sviluppo rurale della Toscana.
È questo il punto centrale della lettura critica della proposta di legge regionale “Agricoltura e sviluppo rurale in Toscana” elaborata nell'ambito del confronto tra i Distretti biologici toscani e inviata nei giorni scorsi alla Regione Toscana (Giunta e Consiglio regionale).
Il documento riconosce gli elementi positivi della proposta di legge, a partire dagli interventi in materia di semplificazione, lavoro agricolo di qualità, controlli, governo del territorio rurale, gestione della risorsa idrica ed educazione alimentare. Evidenzia tuttavia una criticità politica e istituzionale: la nuova Consulta permanente per l'agricoltura e lo sviluppo rurale non prevede espressamente la presenza dei Distretti rurali, biologici e del cibo e degli altri organismi territoriali che hanno contribuito ai processi partecipativi e alla progettazione integrata della Toscana.
"I Distretti non sono una categoria in più. - hanno commentato - I Distretti svolgono infatti una funzione diversa da quella delle singole rappresentanze economiche, professionali o istituzionali: sono luoghi di sintesi territoriale, nei quali imprese, Comuni, associazioni, organizzazioni, enti di ricerca, cittadini e soggetti delle filiere costruiscono strategie e progetti comuni. Proprio per questo la loro esclusione rischia di determinare una Consulta forte nella rappresentanza delle categorie e delle istituzioni, ma debole nella rappresentanza dei sistemi territoriali e poco collegata alle esperienze concrete di animazione e progettazione locale. L'obiettivo è passare da una partecipazione prevalentemente consultiva a una governance multilivello e territoriale, nella quale il confronto avvenga prima dell'assunzione delle decisioni e possa incidere concretamente sulla definizione delle politiche".
Le proposte dei Distretti? Il documento avanza alcune proposte precise: inserire nella Consulta i rappresentanti dei Distretti rurali, e biologici; garantire un equilibrio tra rappresentanza economica, sociale, istituzionale e territoriale; coinvolgere obbligatoriamente la Consulta nei principali strumenti di programmazione; valutare una sezione permanente dedicata alla governance territoriale e alla progettazione integrata; assicurare il raccordo con i tavoli regionali già esistenti e riconoscere ai Distretti un effettivo diritto di iniziativa. Particolare attenzione viene posta anche alla necessità di non sovrapporre i nuovi organismi alle sedi di confronto già attive. L'istituzione della Consulta non dovrebbe infatti assorbire o svuotare il Tavolo regionale dei Distretti biologici, ma costruire un raccordo ordinato tra Consulta, Tavolo dei Distretti biologici, Distretti rurali, tavoli di filiera e partenariato del CSR.
La richiesta avanzata dai Distretti non è dunque quella di ottenere una presenza simbolica nella Consulta, ma di riconoscere un principio più generale: le politiche agricole e rurali non possono essere costruite soltanto attraverso il rapporto tra Regione e rappresentanze di categoria, ma devono coinvolgere stabilmente anche i soggetti capaci di organizzare la cooperazione nei territori.
Per questo il documento invita Regione Toscana e Consiglio Regionale a cogliere l'occasione dell'iter legislativo per rafforzare la proposta, facendo della nuova Consulta non soltanto una sede di rappresentanza del mondo agricolo, ma uno spazio permanente di dialogo tra categorie, istituzioni e territori rurali della Toscana.