Interviste

"Rimettere i bisogni al centro della politica"

Dall'eredità politica di Berlinguer, alla crisi della siderurgia e del lavoro, all'insularità: intervista a Gianni Cuperlo, deputato del Pd

Gianni Cuperlo, deputato Pd, a Rio Marina

In occasione della presenza oggi, 2 Maggio, a Rio Marina di Gianni Cuperlo, deputato del Partito Democratico, per una iniziativa dedicata a ricordare il pensiero politico e l'eredità di Enrico Berlinguer, storico segretario del Partito Comunista Italiano, abbiamo rivolto alcune domande al deputato che spaziano su vari temi.

Qui di seguito l'intervista completa a Gianni Cuperlo.

Lei è all'Elba per ricordare la figura di Enrico Berlinguer, segretario storico del Partito Comunista italiano che è stato una figura importante non solo per la sinistra ma per tutta la politica italiana, se dovesse fare una sintesi, quale sarebbe per lei la principale eredità che possiamo cogliere di Berlinguer?

"Userei le sue parole in una intervista che gli fece Giovanni Minoli un anno prima di andarsene quando dice "un giorno cosa vorrebbe che si dicesse di lei?" e lui risponde "che sono rimasto fedele agli ideali della mia gioventù". Lui è stato un comunista italiano dove l'aggettivo non è dettaglio, è sostanza perché si riferisce ad una storia molto complessa e per certi versi anche dolorosa. Il Partito Comunista d'Italia, così si chiamava, nasce nel 1921 dalla scissione di Livorno. In quella scissione prevale la componente massimalista, quella di Bordiga, sarà nel '26 con il Congresso di Lione che prevarranno le tesi di Gramsci e degli altri. E poi sono gli anni della clandestinità. Berlinguer si forma in quella temperie perché lui è del '22 e la sua vita è stata una vita dedicata alla politica, all'impegno civile e alla ricostruzione della democrazia in questo Paese. Le due parole che lo possono identificare oggi sono "passione e coerenza" che però sono due parole preziose anche adesso".

Per quanto riguarda invece i territori, Piombino, per esempio, è stato un luogo molto importante per il Partito Comunista Italiano ma anche per il centrosinistra tra l'altro Fabio Mussi, piombinese è stato uno stretto collaboratore di Berlinguer all'interno del PCI, ma c'era anche il fatto che Piombino aveva le acciaierie, importate fabbrica e quindi c'era forse un modo diverso di fare politica e di intercettare i bisogni dei cittadini. Ora Piombino è amministrata dal centrodestra, da un sindaco di Fratelli d'Italia al suo secondo mandato e la situazione delle acciaierie da molti anni stenta a ripartire, nonostante i vari progetti, ci sono molti cassintegrati e ora sono in corso accordi per ricostruire una acciaieria green però la strada pare ancora lunga. Di fatto tante persona hanno perso il lavoro. Come PD ora come si fa a intercettare e a rappresentare soprattitto quelli che sono i bisogni le esigenze, dei cittadini che non sono piu soltanto operai ma anche dei lavoratori della classe media che è sempre piu povera nonostante il lavoro. Partendo da Piombino ma la riflessione vale per tutto il territorio nazionale, cosa può fare il PD secondo lei?

"Intanto mi fa piacere ricordare Fabio Mussi, che è ben presente tra noi, perchè  è stato un grande dirigente politico di quel partito, lui molto giovane membro del Comitato centrale votò contro la radiazione dei compagni del Manifesto quindi con una forte autonomia, un uomo politico completo nella sua formazione, un intellettuale di grande levatura, normalista (laureato in Filosofia, ndr) è stato un ottimo ministro dell'Università e della Ricerca ed è una persona a cui io sono anche affezionato. Poi le scelte politiche sono state diverse però questo a fronte della qualità della persona è persino un aspetto secondario. Su Piombino e sulla parabola di questo luogo così simbolico per tante ragioni, una delle sede dell'eccellenza della siderurgia italiana, quando ci sono su una popolazione di qualche decina di migliaia di persone tremila famiglie che hanno un impatto con la crisi della siderurgia, la chiusura dell'altoforno e la transizione che si determina con un processo di cassa integrazione che dura anni con messaggi contraddittori di nuovi potenziali investitori che si rivelano poi non credibili, quando si tratta di affrontare una gigantesca opera di riconversione che fa parte di quella transizione che è anche ambientale ma anche della struttura produttiva del paese si è di fronte a questioni che possono mettere radicalmente in discussione anche le appartenenze e la capacità delle forze politiche di essere in grado di attrarre consenso e di mantenere quel consenso. 

E' una crisi che la sinistra ha attraversato anche nell'ultima stagione del PCI ma soprattutto i partiti che sono venuti dopo perché non sempre siamo stati all'altezza dei bisogni che si ponevano. Questo ha a che vedere anche con l'accelerazione di questa crisi negli ultimi 20 anni e con quella perdita di potere d'acquisto del ceto medio che ha creato condizioni di forte disagio sotto il profilo sociale ma anche in termini molto materiali, molto concreti. Io sono nato a Trieste, mio padre faceva l'impiegato, mia madre era una casalinga, un fratello più grande di me di alcuni anni ma con uno stipendio di un impiegato che arrivava in casa a fine mese è stata una famiglia che ha potuto far diplomare e laureare entrambi i propri figli, ci scappava anche una settimana di passeggiate nella Carnia durante l'estate e una volta al mese si poteva anche andare a mangiare il pesce al ristorante. 

Oggi una famiglia con quel tipo di reddito e due figli a carico probabilmente, quasi sicuramente, è impossibilitata a garantire l'accesso all'università al secondogenito ma forse anche al primogenito per far quadrare le bollette, il serbatoio della macchina e il carrello della spesa. E questa crisi della classe media ha un impatto sulla tenuta della democrazia anche perché naturalmente quella classe media è stata l'istituzione sociale che più ha garantito la coesione sociale anche dei nostri sistemi politici. E questo cosa implica, come si fa a recuperare un rapporto di fiducia con questo mondo? Lo si fa rimettendo al centro la materialità della vita quotidiana e i bisogni delle persone. 

Prendiamo il tema della sanità pubblica poi arriviamo anche al tema del lavoro. Nel momento in cui la Gimbe ci dice che ci sono ormai 6 milioni di italiani che rinunciano alla prevenzione, a volte anche alla cura perché le strutture della sanità pubblica non sono in grado di soddisfare la tempistica delle loro necessità e non tutti hanno una carta di credito per rivolgersi alle strutture private, siamo di fronte al fallimento della più importante operazione di welfare state che è stata concepita nella seconda metà del Novecento. E quindi noi diciamo le cose che stiamo dicendo, che bisogna investire di più sulla sanità pubblica, bisogna portare la spesa sanitaria almeno al 7% del rapporto con il Pil e sul lavoro vale un po' lo stesso ragionamento. 

Si tratta anche qui di indicare delle priorità, l'Italia non può essere un paese, essendo tuttora la seconda manifattura dell'Europa, che vota il suo futuro unicamente al turismo e all'accoglienza, che è una voce del nostro prodotto interno lordo fondamentale. Facciamo l'esempio delle siderurgia, se noi chiudessimo oltre che Piombino anche Taranto, Terni e Genova, - Trieste è già stata chiusa - senza siderurgia non saremmo più la seconda manifattura del Continente e questo pone dei temi che riguardano appunto la transizione energetica, la transizione ambientale, la transizione industriale e il fatto che siamo al quarto anno di governo della destra e non c'è stato uno straccio di visione di strategie industriale per questo Paese carica noi di una grande responsabilità che è quella di dare delle possibili soluzioni sulle quali ci si sta interrogando, si sta agendo.

Certo su Piombino se la prospettiva fosse quella di riuscire finalmente a garantire quell'approdo ad una siderurgia green, più avanzata sotto il profilo della eccellenza del prodotto e della sanità della produzione, rendendo compatibili le esigenze ambientali con le esigenze occupazionali e produttive, beh, questa è la responsabilità in capo alla politica e anche alla nostra parte per quanto concerne oggi il ruolo della Regione (guidata dal centrosinistra e M5s, ndr) che dovrebbe essere più incisiva e domani anche il compito del governo del paese, sperando di costruire un'alternativa credibile alla destra che su questo terreno ha drammaticamente fallito".

Sempre su Piombino, sulla permanenza del rigassificatore nel porto con un atto del governo ma per cui non sono mai arrivate le compensazioni previste tre anni fa nel Memorandum  prima della sua collocazione. Cosa si può fare?

"Ci deve essere una responsabilità anche della politica regionale nei confronti dei territori e delle popolazioni. Il rigassificatore di Ravenna quando De Pascale era sindaco di Ravenna, ora è presidente della Regione, è stato concepito fin da subito con un sistema di compensazioni assolutamente garantite. E' evidente che di fronte alla crisi della vocazione industriale di Piombino, quando tu hai tremila famiglie che hanno il problema di una cassa integrazione in casa, c'è l'incertezza sul destino della loro famiglia, tu non ti puoi presentare semplicemente dicendo "qui ci sarà un rigassificatore che è un bene per l'intera comunità nazionale, l'interesse nazionale prevale" perché benissimo il rigassificatore, ne abbiamo bisogno però il tema delle compensazioni deve essere un tema affrontato come priorità, devi garantire alla popolazione dei residenti anche la possibilità di godere di quelli che sono effetti benefici di un'operazione di questo genere, tenendo conto che le compensazioni diventano fondamentali dal momento che i livelli occupazionali garantiti da rigassificatore in quanto tale sono relativamente modesti. Quindi è chiaro che deve esserci una concertazione sempre più presente e pressante che mette in rete le amministrazioni locali, i Comuni e la Regione nei confronti del governo nazionale per fare in modo che si recuperi quello che di fatto ad oggi è un terreno che si è perduto. Si fa una battaglia politica, istituzionale anche con il coinvolgimento diretto delle categorie economiche, delle forze sociali, sindacali, associative, della società per spingere nella direzione  di un rispetto di quella convenzione, di quel Memorandum, di quelle compensazioni".

Per quanto riguarda l'insularità e le isole minori come l'Elba e i problemi connessi, dalla continuità territoriale, alla sanità: abbiamo inserito il concetto di insularità nella Costituzione ma i problemi restano, voi come Pd che  cosa proponete per equiparare i diritti dei cittadini delle isole minori a quelli dei cittadini della terraferma?

"Il problema è anche delle grandi isola. Qui, secondo me c'è un ritardo che dobbiamo colmare, perché parliamo molto con insistenza del problema delle aree interne però, quando parliamo delle aree interne, parliamo prevalentemente delle zone della dorsale appenninica o delle zone montane, l'isularità, le isole minori sono un problema fondamentale di questo paese, fosse solo per la nostra natura, la conformazione geografica, abbiamo ottomila chilometri di coste e abbiamo la fortuna e il patrimonio naturale, ambientalistico, turistico di questa serie di arcipelaghi  e di isole che sono per mille ragioni un elemento di ricchezza. Ci sono delle priorità? Si, una è la continuità territoriale. Quando dicevo problema delle isole minori ma anche delle isole maggiori, ecco, io sono triestino e sono sposato con una donna sarda, cagliaritana e nell'arco dei 30 anni della nostra convivenza è cambiato tutto. Nel senso che, per esempio, da Cagliari a Civitavecchia e viceversa quando io mi sono fidanzato e poi sposato, c'era la garanzia che la Tirrenia coprisse quella tratta quotidianamente, cioè un traghetto partiva da Cagliari e andava a Civitavecchia, contemporaneamente uno da Civitavecchia partiva per Cagliari e poi si davano il cambio il giorno dopo. Adesso si viaggia due/tre volte alla settimana su quella tratta in una situazione di sostanziale monopolio da parte di Tirrenia-Moby del gruppo Onorato, che determina anche tariffe a volte assolutamente proibitive. Questa continuità territoriale per quanto riguarda la Sardegna vale anche  sulla tratta aerea. 

Sulle piccole isole ovviamente e l'Elba è la più grande delle piccole isole con l'incremento esponenziale delle presenze, è chiaro che bisogna affrontare oltre che il tema della continuità territoriale anche il tema della garanzia dei diritti essenziali e fondamentali tra cui quello alla salute. Ci sono dei parametri standard per cui si chiudono i reparti se non ci sono numeri sufficienti, per esempio si chiude un reparto di neonatologia, però ci deve essere un criterio di flessibilità nella gestione che venga incontro anche alle esigenze di un territorio che non è eguale alla stessa Piombino che sta sulla terraferma e dove, nel caso di necessità in poche decine di minuti si può raggiungere un altro ospedale attrezzato con tutte le necessità del caso. 

Siamo in un'isola, la più grande delle piccole isole con quell'incremento esponenziale durante l'estate. Allora cosa significa questo? Che inserire il principio di insularità in Costituzione ovviamente è un principio ma i principi vivono anche di risorse e di strategie e anche della capacità di leggere i bisogni e le problematiche di un territorio. E in questo senso io non ho nessun titolo per avanzare proposte, tantomeno promesse, però ritengo che sarà tra le priorità che noi dovremo affrontare, mi auguro, una volta che saremo tornati al governo del Paese, proprio per la urgenza e la gravità di queste tematiche e che ci sia la possibilità di individuare delle chiare catene di valore e di comando che l'attuale governo, nonostante il ministro del Mare Musumeci - al netto della persona sulla quale è giusto avere tutto il rispetto umano - sotto il profilo dell'efficacia e dell'efficienza delle scelte che sono state assunte, mi pare che anche qui abbia dimostrato un totale fallimento".